Spending review, stretta sugli statali I sindacati sulle barricate: "Solo tagli"
Il dossier sulla spending review (la revisione della spesa pubblica) piomba sul tavolo dell'esecutivo. E ha già scatenato le minacce e le proteste di ministeri e sindacati. E non solo.
L'incontro tra il governo e le parti sociali, che sarebbe dovuto iniziare a Palazzo Chigi alle 9, è stato rinviato alle 13. Lo ha comunicato la Presidenza del Consiglio alle segreterie di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, e ai vertici di Confindustria, Abi, Ania, Rete Imprese Italia e Alleanza Cooperative.
Sulla spending review l'appello di Monti è a "non tirare a campare". Ma le proposte di Palazzo Chigi, soprattutto in tema di sanità e giustizia, hanno mandato su tutte le furie i ministeri che hanno avvertito: "Abbiamo già dato". In particolare, il dicastero dell'Istruzione e quello della Giustizia si oppongono alla riduzione del personale (a metà giugno era stato annunciato che si sarebbero tagliati il 20% dei dirigenti e il 10% dei dipendenti) sostenendo che non è necessario.
Proteste anche sul taglio dei microtribunali. Si prevedeva di cancellare 33 piccoli tribunali, 37 Procure non provinciali e di azzerare 220 sezioni distaccate. Ma l'unione di Pdl, Pd e Udc ha portato a un limite di 29 tribunali da tagliare.
Anche i sindacati sono sul piede di guerra e hanno minacciato scioperi e proteste. Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, è tornata ad invocare una patrimoniale perché "ci vuole una vera redistribuzione fiscale attraverso una patrimoniale, che non è una bestemmia; non riducendo il perimetro dello Stato, ma valorizzando beni (non le aziende pubbliche e le municipalizzate) alienabili; mettendo in moto investimenti in grandi imprese; guardando verso il futuro con le reti digitali, l'innovazione, la chimica verde".
Nel frattempo Mario Monti mostra i muscoli e non si cura delle proteste: i tagli saranno presentati negli incontri con le parti, ma non ci saranno contrattazioni. L'appuntamento dunque è per le 13. L'obiettivo è un Consiglio dei ministri tra giovedì e venerdì per varare il testo sulla revisione della spesa pubblica. Servono almeno cinque miliardi, anche se l'esecutivo spera di recuperarne circa otto, soprattutto tagliando gli sprechi pubblici.
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